Arte, cultura e benessere: misurare ciò che accade fuori dai luoghi della cura.

Arte, cultura e benessere: misurare ciò che accade fuori dai luoghi della cura.

Può un laboratorio di fotografia, un film realizzato insieme, uno spettacolo teatrale o un murale contribuire al benessere di un adolescente? E, se sì, in quali termini possiamo osservarlo e misurarlo? È la sfida che Open Impact affronta all’interno del progetto europeo ARTEMIS.

Negli ultimi anni il tema della salute mentale degli adolescenti è diventato sempre più centrale nel dibattito europeo. Ansia, depressione, isolamento e disagio emotivo attraversano una fase della vita già caratterizzata da profonde trasformazioni individuali e sociali. Allo stesso tempo, cresce l’attenzione verso strumenti capaci di affiancare i servizi tradizionali, offrendo ai giovani occasioni di espressione, relazione e partecipazione anche al di fuori dei contesti strettamente clinici.

È in questo spazio che nasce ARTEMIS – Art, Resilience & Therapy for Empowering Mental wellbeing and Inclusive Self-expression, progetto europeo finanziato nell’ambito di Creative Europe – Objective 2: Innovation e attivo dal 1 febbraio 2026 al 1 febbraio 2028. ARTEMIS mira a promuovere la resilienza emotiva e l’inclusione sociale degli adolescenti tra i 13 e i 18 anni che convivono con, o sono a rischio di, condizioni di disagio psicologico, sperimentando il potenziale di approcci basati sull’arte e sulla cultura.

La domanda di fondo è semplice da formulare, molto meno da dimostrare: in che termini la partecipazione artistica e culturale, soprattutto in contesti informali e non clinici, può contribuire al benessere dei giovani?

Un progetto europeo tra arte, salute mentale e inclusione

ARTEMIS propone un approccio trasformativo basato sulla cultura. Il progetto parte dalla crescente evidenza secondo cui l’espressione creativa può offrire occasioni di regolazione emotiva, contrastare l’isolamento, sostenere la relazione tra pari e creare modalità non verbali o indirette per elaborare esperienze complesse. Non si tratta, però, di sostituire i percorsi clinici né di attribuire automaticamente all’arte una funzione terapeutica. Il progetto vuole piuttosto esplorare e strutturare il valore che può nascere da esperienze artistiche partecipative, accessibili e non stigmatizzanti.

Le attività pilota si svolgono a Roma, Madrid e Atene e coinvolgono adolescenti in cinque linguaggi artistici: cinema, fotografia, storytelling creativo, teatro e street art. Sono previsti almeno 60 giovani partecipanti e almeno 15 workshop, accompagnati dalla produzione e dalla presentazione pubblica di opere e contenuti co-creati.

Gli obiettivi di ARTEMIS non riguardano soltanto i giovani. Il progetto punta anche a rafforzare le competenze di artiste, artisti, professioniste e professionisti della cultura e della salute mentale; a migliorare la collaborazione tra settori che spesso lavorano separatamente; a produrre strumenti e metodologie replicabili; e a generare evidenze utili per il dialogo con amministrazioni e decisori pubblici. In questo senso, ARTEMIS prova a costruire un modello che tenga insieme cultura, prevenzione, inclusione, formazione e capacità istituzionale.

Un partenariato costruito tra competenze diverse

La natura del progetto si riflette nella composizione del consorzio: 7 partner beneficiari e 3 partner associati provenienti da 6 Paesi dell’Unione Europea.

Il coordinamento è affidato a ECOS – European Culture and Sport Organization (Italia). Partecipano come partner beneficiari AMAFE – Asociación Española de Apoyo en Psicosis (Spagna), KMOP – Education & Innovation Hub (Grecia), ESCAP – European Society for Child and Adolescent Psychiatry (Belgio), Open Impact (Italia), Det Flyvende Teater – The Flying Theatre (Danimarca) e il Municipio Roma III Montesacro.

A questi si affiancano tre partner associati: NEXT Salute e Servizi in Italia, che offre supervisione clinica e supporto nell’individuazione dei giovani beneficiari; la City of Zagreb Child and Adolescent Protection Clinic in Croazia, che contribuisce con competenze cliniche e alla diffusione dei risultati; e 8Moon Film Company, che mette a disposizione la propria esperienza nella metodologia dei workshop di cinema.

Il valore di questa composizione è nella complementarità: artisti, professionisti della salute mentale, enti pubblici, organizzazioni sociali e soggetti della ricerca lavorano sullo stesso problema da prospettive differenti. ARTEMIS non cerca di confondere questi ruoli, ma di costruire condizioni nelle quali possano dialogare e produrre un modello comune.

A chi si rivolge ARTEMIS

Il principale gruppo target è costituito da adolescenti tra i 13 e i 18 anni che vivono con o sono a rischio di ansia, depressione, disagio emotivo o traumi. Il progetto presta particolare attenzione ai giovani che incontrano maggiori barriere nell’accesso ai servizi e alle opportunità culturali, comprese persone con background migratorio, giovani LGBTQ+, ragazze, persone con disabilità e adolescenti che vivono in contesti socio-economici precari.

Ma il progetto coinvolge anche artiste, artisti e professionisti della cultura; professionisti della salute mentale, youth worker ed educatori; organizzazioni e istituzioni come scuole, centri giovanili e soggetti culturali; decisori politici e stakeholder istituzionali; e, attraverso mostre, eventi pubblici e attività di sensibilizzazione, famiglie e comunità locali.

L’ambizione è quindi produrre un impatto che non rimanga confinato all’esperienza individuale del laboratorio, ma che possa riguardare anche le competenze professionali, le relazioni tra organizzazioni e la capacità delle istituzioni di riconoscere e integrare approcci culturali nel sostegno al benessere dei giovani.

Il ruolo di Open Impact

Open Impact guida la strategia di valutazione dell’impatto del progetto ARTEMIS.  Il punto è cercare di capire quali cambiamenti possono essere associati alla partecipazione artistica e culturale, attraverso quali meccanismi e in quali condizioni.

Un adolescente può partecipare alla scrittura di una storia, prendere una macchina fotografica, recitare, contribuire alla realizzazione di un film o costruire collettivamente un’opera nello spazio pubblico.  Alla fine possiamo contare le attività svolte, le presenze, le ore e i prodotti artistici. Sono dati necessari, ma non sufficienti.
La domanda valutativa comincia un passo dopo: quella esperienza ha contribuito a modificare il modo in cui una persona percepisce il proprio benessere, riesce a esprimersi, ha fiducia nelle proprie capacità o si sente connessa agli altri? E che cosa accade ai professionisti che imparano a lavorare tra arti, partecipazione e salute mentale? Si rafforzano nuove collaborazioni tra organizzazioni? Le istituzioni diventano più disponibili ad ascoltare la voce dei giovani e a integrare questi approcci nelle proprie pratiche?

La metodologia prevista dall’application parte da una Theory of Change costruita con il consorzio e adattata ai tre contesti pilota di Roma, Madrid e Atene. La valutazione è non monetaria, partecipativa ed eticamente orientata e combina evidenze quantitative e qualitative.

Per i giovani, il progetto prevede rilevazioni baseline ed endline e strumenti pre/post finalizzati a osservare cambiamenti in dimensioni come benessere percepito, espressione, fiducia, agency e connessione sociale. Dove appropriato e condiviso con gli esperti di salute mentale del consorzio, potranno essere utilizzati anche strumenti validati di misurazione del benessere. A questi dati si affiancano strumenti di valutazione creativi e momenti di riflessione capaci di restituire aspetti che una scala quantitativa da sola rischierebbe di non cogliere.

La valutazione riguarda anche almeno 30 professionisti tra artisti, youth worker e operatori della salute mentale, attraverso survey e strumenti riflessivi utili a comprendere eventuali cambiamenti nelle competenze e nelle modalità di collaborazione. Una mappatura qualitativa delle reti consentirà inoltre di osservare nuove o più forti relazioni tra attori locali, mentre interviste con le autorità pubbliche permetteranno di analizzare l’apertura alla voce dei giovani e la possibilità di integrare approcci art-based nelle politiche culturali e di salute mentale.

L’obiettivo non è attribuire automaticamente ad ARTEMIS ogni cambiamento osservato. È piuttosto verificare se il progetto abbia contribuito in modo credibile a quei cambiamenti, mettendo insieme più fonti di evidenza e tenendo conto delle differenze tra i contesti e le persone.

La sfida: trasformare un’intuizione in evidenza

Qui sta probabilmente la parte più interessante del lavoro per Open Impact.

L’idea che la cultura possa contribuire al benessere non è nuova. È presente nella ricerca, nelle pratiche di molte organizzazioni culturali, nei programmi di social prescribing e nelle esperienze di chi lavora ogni giorno con adolescenti e comunità. Ma tra riconoscere un potenziale e dimostrarne il contributo esiste uno spazio che la valutazione deve provare a colmare.

Come misuriamo il fatto che una persona abbia trovato un nuovo modo di esprimersi? Come osserviamo un rafforzamento della fiducia o del senso di appartenenza? Come distinguiamo una buona esperienza artistica da un cambiamento significativo per chi vi ha partecipato? E come facciamo tutto questo senza confondere un contesto culturale e informale con un setting clinico?

ARTEMIS ci permette di lavorare precisamente su questo confine: costruire evidenze su ciò che arte e cultura possono generare in termini di benessere, espressione e connessione sociale, mantenendo chiara la distinzione tra partecipazione culturale e trattamento clinico.

Questo significa anche accettare che la risposta possa non essere uguale per tutti. Cinema, fotografia, storytelling, teatro e street art sono linguaggi differenti; i tre contesti territoriali sono differenti; i gruppi e le persone che partecipano sono differenti. Per questo la valutazione dovrà cercare elementi comuni senza cancellare le specificità e leggere insieme dati quantitativi, esperienze dei partecipanti e informazioni sull’implementazione.

Dalla sperimentazione alla possibilità di replicare

Uno degli obiettivi più importanti di ARTEMIS è fare in modo che quanto appreso nei tre contesti pilota non rimanga confinato alla durata del progetto.

Per questo sono previsti un ARTEMIS Toolkit multilingue, materiali formativi, casi trasferibili, un Policy Brief destinato ai decisori pubblici e un Final Impact Report. L’Impact Framework sviluppato nel progetto dovrà contribuire a comprendere quali elementi del modello possano essere utilizzati e adattati in altri contesti europei da scuole, amministrazioni pubbliche, organizzazioni culturali e soggetti attivi nel campo della salute mentale.

È qui che, per noi, la misurazione assume la sua funzione più importante. Non certificare semplicemente che un progetto europeo è stato realizzato, ma trasformare una sperimentazione in conoscenza utilizzabile.

ARTEMIS rappresenta quindi per Open Impact l’occasione per lavorare su una domanda che riguarda molto più di questo singolo progetto: in che termini la cultura e l’arte, soprattutto quando entrano nei luoghi informali della vita quotidiana, possono produrre valore per il benessere delle persone? Non conosciamo in anticipo la risposta. Ed è precisamente per questo che vale la pena misurarla.

ARTEMIS è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Creative Europe – Objective 2: Innovation.

Link al sito del progetto https://ecos-europe.com/artemis/